sabato 24 agosto 2013

Obiettivo realtà



Ogni tanto mi metto alla prova, lancio delle vere e proprie sfide a me stessa. L'ho sempre fatto, sin da piccolissima quando salivo e scendevo di corsa le scale di casa contando quante volte lo facevo in mezz'ora. E ogni volta provavo a battere il mio record personale. O quando in piscina facevo le gare di apnea, sempre con me stessa, perché nessuno voleva 'giocare' così con me. Ma le sfide sono state anche mentali, emotive; provavo, ad esempio, a fare a meno della mia amica del cuore per qualche giorno, per studiare le mie reazioni psichiche, per trarre conclusioni del tipo sì, ce la posso fare/no, non ce la posso fare.
Ho sempre fatto fotografie, come dice  Charlotte (Scarlett Johansson) in Lost in translation: I tried taking pictures, but they were so mediocre. I guess every girl goes through a photography phase. You know, horses... taking pictures of your feet. Solo che io dalla fase foto (dei piedi e non) e dalla fase cavalli, non ne sono mai uscita.
Quando ero una fanciullina di 11 anni, mio padre mi regalò una Polaroid. La felicità di possedere una macchina fotografica che sfornava foto istantaneamente me la ricordo ancora, credo sia stata una della gioie più grosse della mia pre adolescenza. Le mie erano fotografie nichiliste: forchetta con gelatina, manico di scopa per terra, kleenex dentro il cestino della carta, dito graffiato dal gatto, occhio che lacrima.
E' abbastanza intuibile capire quanto per me, il periodo del digitale e dell'editing fotografico, rappresenti come per il goloso, una vera e propria pasticceria ricolma di torte e dolcetti.
La sfida di questi ultimi giorni, è riuscire a capire cosa sia per me la fotografia. E per capirlo devo privarmene. La mia ultima foto scattata con la Leica è di due giorni fa. 48 ore sono relativamente poche, ma sono sufficienti per farmi intuire alcune cose.
Sophie Calle in una delle sue opere, La Filature (il pedinamento), chiese a sua madre di mandarle un detective per seguirla e fotografarla in diversi istanti della giornata, come conferma della propria esistenza. Perché la realtà spesso sfugge, e il bisogno di afferrarla e trattenerla in qualche modo, come quelle bottigliette con su scritto 'aria di Positano', è quasi irrefrenabile. Il mondo che mi circonda mi piace a tal punto, da dubitare della sua esistenza. La campagna della Val di Chiana, esiste? Io la vedo, sembra un patchwork, come quelli che facevo insieme a mia nonna. Con i ritagli di stoffa, mi piaceva accostare i colori che stavano bene insieme. La campagna senese è uno splendido patchwork dove il giallo ocra, il verde foresta, il bronzo e il verde oliva, si alternano con grazia e perfezione. Le cuciture sono le strade e i viottoli sterrati. Mangio con gli occhi e con il cuore, quindi fotografo.
Ne consegue che quando non lo faccio sono insoddisfatta. Ero la croce delle gite scolastiche, quella che faceva fare tardi a tutti perché 'vedi quell'angolino? Lo devo immortalare' o quella del 'tu mettiti qua, tu mettiti là, no, un po' più a destra però fai finta di farti i cacchi tuoi che le foto in posa, no, mai, per carità'.
Kafka diceva una cosa abbagliante. Tre cose: vedere se stessi come una cosa estranea, dimenticare ciò che si è visto, conservare lo sguardo.
Non è facile.

Osservo da sempre la mia vita e non mi importa della definizione, anzi, quando guardo foto troppo definite mi paiono fredde, senza anima. Non sono interessata al numero di pixel,, fosse anche uno solo, un grosso pixel rosso rubino, quello che conta per me è lo scatto fotografico, non la resa. Una notte al mare non c'era la luna, le acque marine erano plumbee, la sabbia al buio sembrava grigia antracite, e ho fatto una foto senza flash con ISO a 100. Una foto blu notte. Poteva anche essere un pixel solo. O forse lo era. L'importante per me era il colore della notte. Riguardandola ne sento ancora il profumo.

La foto sopra è una di quelle che mi piacciono, in Sicilia due anni fa, indovinare dove.


La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.

Uno Nessuno Centomila - Luigi Pirandello




lunedì 12 agosto 2013

Io e il Mondo Mamma



Mentre sono all'aeroporto di Pisa, di fronte al distributore di piadine e sushi, seduta ad un tavolino in ferro nero pieno di mosche che puntano la mia lattina di Coca Zero (beh, vi ho regalato un briciolo di depressive live, come vi sentite adesso?), decido di scrivere due paroline in merito al mondo mamma, come trovereste scritto su Gioia o su Grazia, o in uno a caso di quei settimanali che suscitano da un numero imprecisato di lustri la stessa domanda: ma chi è che li compra?
Il mondo mamma è bello incasinato. Considerazione globale, scaturita però dall'osservazione di una sola coppia con due bambini piccoli, seduta al tavolo di fronte al mio. Lui dà lo yogurt alla bimba, lei (la moglie, si presume) invece pulisce il tavolo con l'avambraccio, dondola la carrozzina con l'altra creatura, parla al telefono, si sistema le ciocche di capelli, e rotea le caviglie come a sgranchirsi le ossa. Lui si limita a dare lo yogurt alla figlioletta, in posizione seduta rigida, a 90 gradi, proteso nel compimento della sua azione. E quando la piccola si rifiuta serrando la bocca, il paparino insiste con il cucchiaino (si chiama operazione sfondamento). Ovviamente la pappina rosellina finisce ai lati della bocca e gocciola sul vestitino, e la mamma, mentre fa le cose di cui sopra, con la velocità di una salamandra braccata, tira fuori un fazzoletto di carta dalla borsa e trova il modo per pulire la bocca alla piccola, lanciando occhiatacce di rimprovero al marito. Il tutto sempre parlando al telefono.

A me sale l'ansia. Io non sono così, non sono mondo mamma. Provo a mettermi nella situazione della coppia che osservo, e traggo le seguenti considerazioni:

1) Io lo yogurt rosa a mia figlia sdentata non l'avrei dato, non per qualcosa, ma perché lei al primo cucchiaino me l'avrebbe sputato dritto in un occhio, ed io le avrei detto 'hai ragione, sta merda la diamo a paparino, guarda come la mangia papà, vedi?'.
2) Io il vestitino a balze rosa a mia figlia non l'avrei mai messo, ma solo perché lei non l'avrebbe voluto.
3) La carrozzina non l'avrei dondolata, avrei detto a mio marito 'Tuo figlio piange, vedi di far qualcosa, tira fuori la tua proverbiale creatività, mentre io vado in bagno a sistemarmi i capelli'.
4) Se avessi visto mio marito insistere con il cucchiaino praticando operazione sfondamento, gli avrei detto 'Non insistere, fai il ritroso, funziona con le donne'. Lui mi avrebbe risposto 'ma se mi hai appena detto che con te non attacca mai!', ma questa è un'altra storia, non divaghiamo.
5) Non avrei mai lanciato occhiatacce di rimprovero a mio marito. Non mentre parlo al telefono, almeno. I rimproveri sono belli solo quando diretti, senza intralci: quando si può urlare, pestare i piedi, ringhiare, graffiare, fare pace.
6) Tutte quelle cose, compreso il gesto distratto, ma ossessivo, di pulire il tavolo con l'avambraccio, non ce l'avrei fatta a farle contemporaneamente.
Avrei cantato sottovoce, probabilmente. Letto le ultime pagine di un libraccio appoggiato sugli scaffali della libreria, spento il telefono perché all'aeroporto suona per dire quando parti-quando arrivi-dove vai, andata a fare due passi fuori per provare l'ebrezza di passare dall'aria condizionata a quella non, osservato il monitor delle partenze facendo finta d'essere in una multisala con i titoli dei film 'danno Francoforte di Alitalia alle 12 e 15, vediamo quello?'. Salutato persone sconosciute al gate degli arrivi, solamente per il piacere immenso di vedere che faccia avrebbero fatto. Ed infine preso il barattolino di yogurt rosellino, portato in bagno, rovesciato nel wc, e tirando lo sciacquone avrei detto 'Ti auguro buon viaggio a bordo di Ryanair'.

Il mio mondo mamma non è mai stato da rivista, non corrisponde a quello che leggo nei blog delle mamme. Non sono attenta, non sono salamandra nel tirar fuori fazzoletti dalla borsa, non ho kit di pronto soccorso, non so fare il cake design. Sono disorganizzata, disordinata, spesso con la testa tra le nuvole, vado ai colloqui con le insegnati e finisco per parlare di come si vive bene in Italia, nonostante tutto, o dell'ultimo film visto. Faccio le torte storte con la panna e mi brucio i polsi tutte le volte che uso il forno. Vesto i miei figli secondo i loro gusti, metto loro la maglia della salute sbagliata "ma non è caldo cotone, questo!" (come mi disse una volta una mamma attenta, non ho mai capito la differenza tra cotone e caldo cotone, lo ammetto). Non ho mai avuto bisogno di dritte per superare la depressione post partum, anzi, post partum stavo una favola. La depressione m'è venuta prima, quando allo specchio mi vedevo come la donna cannone travestita da balena e leggevo la pietà nell'altrui sguardo per cotale cetaceo aspetto. Ho sempre adorato allattare quando quasi tutte le mie amiche mamme mi dicevano 'pazza, 18 mesi di allattamento, ma sei pazza, una donna oggi come fa?'. Non ho mai usato il reggiseno da allattamento, non ho mai parlato dell'episiotomia così come i reduci della guerra in Afganistan, non mi sono mai dilungata circa malanni dei miei figli.
Come fa una donna oggi? Ho scelto di avere due figli quando le mie amiche coetanee ancora andavano in discoteca e mi dicevano 'ma li fai così presto?' strabuzzando gli occhi. Adesso che in discoteca ci vado io, le mie amiche coetanee che stanno solo pensando ad avere figli, mi dicono 'ma vai in discoteca adesso?', sempre strabuzzando gli occhi.
Lo faccio apposta a sbagliare i tempi, più sono criticata più sono interessante.


Tutto il ballo, il mondo intero, tutto si coprì di nebbia nel cuore di Kitty. Soltanto la severa educazione ricevuta la sosteneva e l'obbligava a fare quello che da lei si pretendeva, cioè ballare, rispondere alle domande, parlare, sorridere persino. Ma, prima che cominciasse la mazurca, quando già si allontanavano le sedie e alcune coppie s'erano mosse dai salotti verso la sala grande, Kitty fu presa da un attimo di disperazione e di sgomento. Aveva rifiutato cinque cavalieri e ora non ballava la mazurca. Non c'era neppure speranza che qualcuno l'invitasse; proprio perché ella aveva un così grande successo in società, a nessuno poteva venire in mente che non fosse impegnata fino a quel momento.
Lev Tolstoj  - Anna Karenina

domenica 21 luglio 2013

Razze da spiaggia



Premessa, uso il romanesco (scritto male, non avendo niente di romano nel dna) perché mi viene meglio, anzi, mejo. Mi calza, anzi, me carza, alla perfezione per descrivere la cafonaggine. In realtà il cafone per eccellenza è del nord Italia, hinterland milanese o dintorni di Bergamo, leghista, sempre leghista.

Se vai da anni nelle stesso posto di mare ormai hai la 'comitiva', sempre più vecchi anno dopo anno, prima fidanzati, sposati, poi tutti separati, con fiji de qua, dellà, un po' loro, un po' d'a nuova compagna..poi ci hanno er cane, quelli più simpatici er pitbbbbull, che caga sulla spiaggia, che se rotola noncurante, sbavando, bello cagnolino nostro...
Quindi anche all'interno della comitiva puoi trovare varietà di razze umane che neanche alle Galapagos. Si sono evolute(?) con il passare dei lustri. Alcuni sono diventati pure dei 'pezzi grossi' (aho' quello sta a mediasette è capo de na televisione, me pare, quell'artro c'ha tutta Roma, tutta, ha più palazzine lui de Ricucci), quindi automaticamente dei pezzi di merda ignoranti. Altri invece si sono radicalchicchezzati, che prima da ragazzini li chiamavamo 'er caccola' da quanto erano beceri, e adesso scendono in spiaggia non prima delle 17 e 30 con l'ultimo libro in lettura sotto l'ascella, il panama invecchiato apposta (ci si sono seduti sopra una cinquantina di volte, ma l'hanno comprato settimana scorsa), la pipa e lo Speedo pendulo. I rivoluzionari da salotto che insegnano tutti filosofia all'Università, possibilmente di Pisa, e che la sera ti invitano a casa per un bicchiere di vino e una canna. Stimola.
Ma quest'anno mi voglio soffermare su alcune categorie poco analizzate altrove, in altri post letti qua e là.

La spiaggia-stalker

Io ho la mia, quest'anno. E' una ragazza di 35 anni che ne dimostra 35, fisicamente. Mentalmente pare mia nonna, ma non mia nonna come è adesso, mia nonna come se fosse nata in un paesino in provincia di Licata nel 1874. Una che dice 'divorziato' sottovoce e con gli occhi spiritati, come se equivalesse a 'ha un cancro ai testicoli'. Con me si diverte un sacco, ma non ha capito chi sono, evidentemente. Ci siamo presentate la settimana scorsa, con nome e cognome. E lei, nonostante ciò, continua a sottolineare quanto siano stronzi i francesi. Ma a parte questo piccolissimo particolare, la signora mi segue ovunque. Mi manda sms alle 7 del mattino, pimpanti, che suonano così "Buongiornooooooo!!!! In che spiaggia andate oggi????? Baci!!!!".
Parla in continuazione del marito, che non c'è. Sta a Roma a scrive. Ma a scrivere cosa? Boh. E' un mistero. Ieri è arrivato, mi aspettavo un surrogato di Alain Delon, m'aveva fatto una capoccia così con sto marito bellobello, invece è arrivato er patata. Ma meglio così, per lo meno ho smesso di sognare occhi azzurri e capelli corvini.
Caratteristiche della spiaggia-stalker sono:
- logorrea allo stato puro
- problemi con l'ombrellone, sempre (non è che tuo marito potrebbe aiutarmi a piantare l'ombrellone? Sai, se ci fosse il mio...)
- parla solo lei, se provi a dire qualcosa sembri Proietti nello sketch della telefonata o affetto da balbuzie
- ti ruba tutto: creme solari, maschere subacquee, costumini dei figli, acqua fresca (che ce l'hai frizzante?), frutta, anche il marito. Ce prova, almeno.
- sms sempre. De notte, de mattina, de sera...e se non rispondi "perché non mi rispondi, cosa stai facendo?????"


La Ricettara

Questa tipologia non ha un'età. Diciamo che non è quasi mai sotto i 25, però. Quando s'è fatta 'na certa, comincia a parlare di ricette, e lo fa con la bavetta, o mentre tira su la saliva con risucchio.
La domanda classica è: "ma tu che ce metti nell'insalata de riso? 'na cucchiaiata de maionese per ingentilire, c'ha metti?"

Il Suvvarolo

Il suv in città non serve ad un cazzo, se non a romperlo, diciamolo. Ma in queste zone, eccome se serve. E purtroppo ce ne siamo accorti tutti, tutti quelli che vorrebbero stare in pace in spiaggia senza sentire il suvvarolo che ti arriva ad un metro dall'ombrellone sollevando una polverone che neanche la tempesta del deserto del Sahara durante i monsoni. Poi scende, in genere, un dementino, con il culo basso perché non fa mai un metro a piedi, e il tatuaggio sul collo del piede abbronzatissimo.

La Coppertone style

Una volta la pubblicità della crema Coppertone era carina, con cagnolino che tirava giù il costumino alla bimba. Oggi verrebbe giudicata scandalosa, pro pedofilo medio. O maschilista.
Alcune hanno deciso che la chiappa va scoperta, ma in modo freudiano. Non c'è un cane che tira il costume, ma è proprio la soggetta che se lo tira, se lo mette tra le chiappe e se lo abbassa sino a scoprire le zone bianche. Il perizoma è démodé come il topless, quindi il costume va in mezzo alle chiappe, e ci va apposta. La domanda è: perché?

Quella che raccoglie le conchiglie

Ci sono tanti modi per raccogliere le conchiglie sul bagnasciuga, poi arriva quella che te le raccoglie mettendosi a 90 gradi, con una gamba tesa per tenere i muscoli in trazione, e il piedino a punta per allungare la gamba. Mio marito tira fuori sempre le sue battute anglosassoni "se qualcuno non le fa un complimento entro due minuti, temo per la sua colonna vertebrale"

Il gommista svalvolato

Non è quello che vende pneumatici, è un maledetto scemo proprietario di gommone. In un film di Woody Allen, parlando di un affare su di una barca a vela, viene detto "no, non compro una barca da uno, sarebbe come comprarsi il malditesta di un altro", e in effetti chiunque abbia mai posseduto una barchettina o un gommoncino, sa quanta fatica si fa: è un pensiero in più, peggio di un San Bernardo.
Quando il gommone se lo compra un cretino, ecco che il problema è anche degli altri.
Il soggetto in questione lo usa come un quindicenne userebbe lo scooter truccato. Apre a manetta a un metro dalla riva, le persone intorno schizzano via come nel film Lo squalo 3, urli ovunque, gli stessi che partono quando volano via gli ombrelloni. La Guardia Costiera? Missing.

To be continued...


giovedì 18 luglio 2013

L'Isola de La Maddalena e la Valigia dell'Attore




La Valigia dell'Attore è una poesia di De Gregori.

La Maddalena è un'isola sarda.

Gian Maria Volonté, uno dei migliori attori che la storia del cinema italiano abbia visto mai, ha deciso di vivere parte della sua vita sull'isola de La Maddalena. Ha deciso anche di essere sepolto su quest'isola, tra il profumo di mirto e elicriso.
La figlia di Volonté ha continuato a credere nel potere culturale del cinema italiano e del mestiere dell'attore, e proprio alla Maddalena ha fondato un'associazione. Tutte le estati questa associazione si propone di far conoscere il cinema italiano, che è stato e che è tutt'ora. Le manifestazioni si chiamano: La Valigia dell'Attore. E si svolgono tra luglio ed agosto.

Mio padre 34 anni fa decise che questa parte della Sardegna, che l'isola della Maddalena, doveva appartenere un po' anche a lui, e di conseguenza anche ai suoi figli. Si innamorò dei colori, dei profumi, delle rocce, della gamma di sensazioni contrastanti che queste zone riescono a trasmettere.
Decise che doveva comprare una piccola casetta qui, di fronte a Caprera, altra isola dell'arcipelago dove ha vissuto ed è sepolto l'esiliato Garibaldi (quel grand figo di Garibaldi, oserei dire).
Il silenzio ed il mare, i colori tra il verde smeraldo e il turchese, il blu intenso delle bocche di Bonifacio, l'infinità di venti che hanno piegato i pini marittimi fino a novanta gradi, Budelli, Santa Maria e Spargi, la spiaggia bianca caraibica, lo scoglio e la graniglia, i fichi d'india, le scalate sulle cime di Caprera la mattina alle sette, le immersioni con le bombole, le tavole da surf di mio fratello, le ginocchia segnate dalle ferite, i ricci di mare, i pescatori di conneri, tutto questo ha formato la mia persona. Quando leggo di vacanze in Sardegna vippettare, di quello scempio edilizio che è la Costa Smeralda (una Gardaland per Briatori e Venture), di eventi di stograncazzo, mi viene l'eritema.

Tornando all'attore: nella mia prossima vita farò l'attrice vera. Nel senso che mi pagheranno per farlo. Non lo farò per hobby, con l'acca aspiratissima. Lo farò veramente, con la valigia. E verrò alla Maddalena, come vengo adesso, per raccontare cosa vuol dire recitare per mestiere, cosa vuol dire vivere con la valigia. Ah, ma questo già lo so.

http://www.valigiattore.it/la-maddalena/la-valigia-dell-attore/il-lavoro-dattore.html

..siamo l'amante e la sposa, siamo arrivati sin qua


lunedì 1 luglio 2013

Odori




Mentre faccio colazione da sola davanti alla finestra che si affaccia su una delle tante stradine pulitine e ordinate di Stavanger, rifletto sull'estate. Oggi è il primo di Luglio, mese solitamente dedicato al mare, il "mio" mare sardo, quello di sempre. Penso al libeccio e al maestrale, a quel leggero ponente purificante, all'acqua fresca, alle immersioni con le bombole insieme a mio fratello che poco prima mi dice "Bimba, occhio, vienimi dietro", ai conneri fritti, alle nottate in spiaggia con la birra, il pecorino e gli asciugamani zuppi. Penso, apro la finestra e annuso l'aria. Fossi stata in Sardegna avrei avvertito il profumo erotico della macchia mediterranea, del mirto e del ginepro, odore inebriante che si avverte non appena si sbarca dalla nave a Golfo Aranci. Avrei visto la luce del sole dorato mattutino scaldare le rocce a forma di tutto: di naso, di orso, di vagina, di cuore. Lo stesso gioco che si fa con le nuvole. Invece vedo casette bianche e azzurrine con i tetti spioventi. Casette che sembrano inabitate, su di una via da set cinematografico quando la troupe finisce le riprese, e tutto rimane là, intatto ma inutile, morto. L'aria ha un lieve odore, sa di mare nordico, non è lo stesso del mediterraneo. E' un odore da sala operatoria. Sterile. Povero, non ispirato. Non è neanche pessimo, di acqua sporca, come quello di Londra. E' pulito, ma non sa di bucato. Sa di purezza, di vergine. Una volta attesi tanto prima di annusare un uomo che volevo, per poi scoprire che non aveva quasi odore. Sapeva di Stavanger.
Mi hanno proposto di lavorare un anno (scolastico) al Lycée Français di Stavanger, insegnerei Scienze Biologiche in francese, finalmente potrei far fruttare la laurea. Ci sto pensando. E mentre rifletto a ciò che lascerei (probabilmente) definitivamente a Firenze e in Italia, non riesco a non pensare a quanto io ami sta cippa di stivale problematico. Ogni angolo italiano per me è ossigeno puro. Anche il peggiore, il più lurido ed insignificante. Mia nonna che è di Ivrea ma che aveva sposato un alsaziano puro, trasferendosi a 25 anni a Strasburgo, mi dice sempre "Bella, ricorda che l'amore si fa in Italia". La sua metafora sempre calzante, mi perseguita ogni istante. Il dolore e il piacere che si provano nel Paese dove sono nata per caso, sono imparagonabili. Scegliere di andarsene non è mai una scelta serena, come quando molli un uomo perché sai che è 'impossibile' con lui. Ci pensi sempre. Ci penserai anche quando la cotta sarà passata: ci penserai con rimpianto.
Mentre penso a cosa fare, spalmo un po' di burro su una fetta di pane nerissimo come la faccia del tipo che a Fes in Marocco ci ha fatto da guida, e con il quale sono ancora in contatto. Forse verrà a Stavanger, invitato dalla sottoscritta per il progetto di scambio interculturale. Parlerà agli studenti norvegesi del Marocco, del Mediterraneo. E loro lo staranno ad ascoltare, cosi come io ascolto sempre lui, rapita.

L'uomo ha inventato il viaggio, ma non ha inventato la partenza  (Abdelmajid Benjelloun)

domenica 9 giugno 2013

Dal 2010 ad oggi, il post in continua evoluzione. Direttamente da Facebook.

Il cliccatore folle
Utente fissato col clic, clicca su tutto il cliccabile, dal semplice e facile "mi piace" fino a link che anche il più stupido capirebbe che è una trappola per carpire i dati personali e dal titolo inequivocabile "Clicca per vedere chi visita il tuo profilo" o "Clicca per sapere chi sbava sulle tue foto in costume"

L'ex-forumista
Categoria che adoro. Sono i nostalgici, quelli che una volta scrivevano su di un forum usando un nick e un avatar, e dopo la morte dei forum si sono iscritti a fb, ma continuano a usare un nick e un avatar. Chiamano i post "thread" o "topic", scrivono "quoto" quando sono d'accordo, e sbucano fuori solo se si parla dell'argomento che trattava il loro forum. Sono un po' come i frati in convento, fanno parte del mondo ma non si vogliono mescolare agli altri.

Il politologo
Colui che tratta solo di politica. Solitamente è anti-berlusconiano, deluso dal pd e incazzato con Travaglio. Diffonde a più non posso articoli di giornale, vignette, link che trattano l'argomento del giorno, che so, lo sputo di Larussa o le tette della Minetti. E lo fa accompagnandoli da commenti sarcastici e avvelenati. Seguono una serie di "mi piace" apposti dai soliti tre o quattro delusi del pd e amareggiati dal Berlusca, e dai soliti tre o quattro commentini avvelenati. Un classico commento? "E' proprio uno schifo..."

Il Filosofo col culo degli altri (da distinguersi da quello col culo proprio)
Colui che filosofeggia parafrasando idee e pensieri altrui nel proprio stato, spesso senza mettere la fonte o le virgolette. Frasi tratte da canzoni, poesie, libri, film. Spesso frasi brevi, che hanno un senso solo se ne conosci la fonte. I più cavillosi quando incontrano un filosofo col culo degli altri, cercano la frase su google, e se corrisponde ad una cosa che gli piace (tipo un film di Allen) allora mettono il "mi piace".

Il filosofo col culo proprio (da distinguersi da quello col culo degli altri)
Colui che aggiorna gli stati pensandoci su tipo sei ore. Deve mettere frasi profonde, ricercate, enigmatiche, dal senso non chiarissimo. Lui vorrebbe invitare alla riflessione, vorrebbe che chi lo legge pensasse "anvedi che tipo coi controcazzi che è questo". In realtà la maggior parte delle persone non capisce un cazzo e neanche vuole capirlo.

L'applicazione-dipendente
E' una chiavica, usa tutte le applicazioni esistenti su fb e ti manda pure l'invito. Gioca a tutto, fattoria, pet, mafia, ristornate, isola deserta, isola dei famosi, isola dei pesci, isola dei froci, isola delle caccole, ecc ecc. Ogni tanto se ne esce con "ma possibile che non c'è nessuno disposto a mandarmi otto chiodi, sei assi di legno e tre teli che devo finire la zattera?", a me verrebbe da rispondergli "a' Robinson Crusoe ma vedi d'annattene..." ma non lo faccio per quieto vivere.

L'aggiorna-stato ossessivo compulsivo
Quello che aggiorna il suo stato una ventina di volte al giorno tutti i giorni, per dire quello che fa. "sto a magna' er gelato a piazza venezia! mmmmh, booono!" "ora sto a preparà la camomilla, buona notte a tutti!" che se non lo leggi per un giorno pensi sia morto. E' lo stesso che quando parte anche solo per mezza giornata, non scrive più niente. Allora cominci a pensare che vive attaccato al pc e ne hai paura.

Il foto reporter
E' uno che carica foto, foto su foto su foto, in continuazione. Sia sue che degli altri, e poi comincia coi tag, così dopo la tua home page è piena di "giovanni è stato taggato nella foto di piero"..."giovanni e alberto sono stati taggati nella foto di piero"..."giovanni, alberto e altri sessanta amici sono stati taggati nella foto di piero" che uno alla fine pensa, Piero rompe il cazzo, eh.

L'illusionista
Utente strano, prima posta, poi evidentemente se ne pente ed elimina il post. Solo che tu hai commentato e allora ti pare di avere le allucinazioni e gli chiedi: "scusa, ma non avevi messo quel link..." e lui "no no". Cazzo, ho le visioni.

La coppietta virtuale
Non forzatamente etero, possono essere anche dello stesso sesso, ma vivono in simbiosi. Lui posta un link, dopo trenta secondi netti c'è il mi piace di lei. Lei aggiorna lo stato, dopo un minuto eccoti il commento di lui. Lui posta un video e la tagga, lei posta un'immagine e lo tagga. Se lui non scrive, lei subito in bacheca sua "sei sparito?"
Si amano.

L'alternativo
Lui è diverso dagli altri, si distingue. Come immagine del profilo in genere ha la sua faccia con un'espressione non comune mentre legge L'anticristo di Nietzsche. E' spesso sarcastico e cinico. Ascolta musica Jazz al massimo Classica, e sbatte sempre in home video improponibili su concerti live in cui non si capisce una mazza. Però è alternativo.

Il morto che parla
E' uno che ha la bacheca morta. Piena di nulla. Però si sfoga su quelle degli altri, riempendole di cazzate e commentando qualsiasi cosa. E' fastidioso come una zanzara, ma non glielo puoi dire perchè sennò s'incazza e ti cancella.

La racchia riscattata
generalmente pure zitella, tu lo sai, la conosci. Nella vita è una che il sesso l'ha visto una decina di anni fa e forse manco lo vedrà più. Ha la stessa vita sociale di un picchio, eppure su fb riscuote successo. Tutti la cercano, tutti la vogliono, tutti la riempiono di commenti qualsiasi cazzata metta. Come foto del profilo non ha la sua, in genere mette immagini di donne eteree, distanti e affascinanti.

Il colleziona amici
E' quello che ha più di mille amici. Accetta tutti e li colleziona. Non si capisce bene perchè, eppure non vende niente, non ci campa. Semplicemente vuole arrivare ai duemila, duemilacinquecento amici. Forse vuole quella popolarità che in vita non ha e che non avrà mai.

Il metereopatico
Totalmente dipendete dal tempo, i suoi stati-tipo "Che giramento di palle...piove".."Oggi è una splendida giornata! Vado fuori a fare una passeggiata!!" "Un altro giorno di sto freddo ed emigro in Polinesia" "Ma quanto durano i giorni della merla?" "Che caldo...ma come si fa a lavorare?"

Il permaloso e l'invidiosa
In genere il permaloso è uomo. E' colui che si offende se fai una critica ad una sua cosa, se ti dimentichi di taggarlo, di fargli gli auguri per il compleanno, di rispondere ai suoi messaggi privati o di cliccare su mi piace su una canzone che ti ha dedicato, foss'anche di Ligabue.
L'invidiosa è lei: mai un apprezzamento, mai un commento positivo, mai niente che non sia un commento di stizza. E' 'nvidiosa della vita degli altri e generalmente presuntuosa. Lasciamola rosica'.

Il sostenitore di cause
Le sostiene tutte e ti manda due o tre inviti al giorno: il tumore al seno, l'AIDS, i cani abbandonati, il buco dell'ozono, l'impotenza, il reflusso gastroesofageo, i gatti con la sifilide, i polli strabici, la lotta per l'unghia del mignolo lunga, i gay preti, i preti gay, i gay gay, i preti donna, i carcerati, i drogati, i venditori tunisini di spazzole per le ragnatele...tutti.

L'evento degli eventi
Dev'essere uno/a che nella vita non fa un cazzo, perché partecipa sempre ad eventi e lo scopo di questi eventi è mettere tutto l'intero servizio fotografico su fb (sempre sulle 100, 200 foto), creando un evento mediatico. In queste foto dell'evento è divertente notare i vari tag a persone ignare  e che non credevano di far parte di un "evento", ma magari erano andati lì a bersi 'na cosa. E quindi è altrettanto divertente leggere i commenti dei taggati "ah ma era un evento? ah se lo sapevo prima!!". Se lo sapevi prima che facevi? Boh.

Gli innamorati porno
Lascio per ultima sta categoria, perché non credo di sopportarla molto. Sono quelli che fanno pornografia d'immagine bella e buona, postando foto dolciastre di loro che si sbaciucchiano in primo piano, di lei con le cosce aperte sulle gambe di lui, di lui con la mano sulla chiappa di lei mentre le morde il collo, di lei che dorme sulla spalla di lui, del lettone dove stanno per andare a copulare...
In genere sotto ste foto ad alto contenuto pornografico, si sprecano i commentini (falsissimi come Giuda) del tipo "ma come siete belli!!!" (non è vero, non sono mai belli) "Ma che dolci!!!" (non è vero, sono porno, non dolci).

Il ladro/la ladra di amici
 Da distuguersi con il ladro/la ladra di robbba, il secondo/la seconda te lo dice prima con unsimpaticissimo 'rubo' che sta per condividere una cosa tua sulla sua bacheca, una citazione, una frase scema scritta mentri mangiavi un tramezzino, un link che tu avevi preso da un altro senza dirgli 'rubo'...Il ladro/la ladra di amici è quella creatura subdola che non ti dice niente, ma comincia a spulciare la tua lista di amici e invia richieste a raffica a tutti (o quasi) i soggetti che ci trova. Non farebbe alcun male se poi i soggetti con la richiesta in pendenza non ti mandassero messaggi con scritto 'tizio/a mi vuole tra gli amici, ma chi minchia è?'. Allora tu gli devi spiegare che è l'amico del cugino del fratello di uno conosciuto su un forum di ricette sui panettoni, che mette foto profilo non sue, che usa nome inventato, ma che tu sai per certo(?) che è una bravisssssssima persona. In realtà potrebbe benissimo essere Brunetta o Giuliano Ferrara o uno stalker assassino pedofilo violentatore ladro e leghista.Fastidioso il fatto che il ladro di amici con il quale condividevi solo due o tre amicizie in comune, adesso ne abbia ben 56 in comune con te e tu ti senti un po' usurpato, ma c'è di peggio.

L'antico

L'antico  è intelligente per definizione. Guai a sostenere il contrario. Inoltre sa più cose di te a prescindere, perché lui conosce tutto ciò che è successo dalla prima comparsa degli organismi unicellulari sino al film muto Le due orfanelle di Griffith. Tutto ciò che è accaduto dopo non conta un cazzo e non lo tange. Quindi vi sfinisce di foto di attori del muto che somigliano tutti a vostro bisnonno che la povera nonna tiene incorniciato sul comò, col capello lucido e la faccia con l'alone sfumato..e se tu osi chiedere 'ma chi è?', lui manco ti risponde. La tua è una domanda che non merita considerazione, d'altronte sei vivo/a o hai meno di 96 anni, a lui non interessi.

L'intellettuale stanco
 E' un soggetto piatto come una tavola da surf, con la voglia di vivere di un fuco. Lui è intellettuale, ed è anche stanco del solito facebook, ma ci passa 23 ore al giorno. Posta frasette brevi e intelligenti, spesso non sue, cita passi di libri che ha letto solo lui, ha la verità in tasca ma non la tira fuori tutta per non farti fare brutta figura. La centellina pezzettino per pezzettino, giorno dopo giorno. E' sempre al di sopra di tutto: non parla di politica perché lui è al di sopra; non parla di musica perché è un argomento che non deve essere trattato, la musica va ascoltata, è intima; non parla di cinema perché è ridicolo, perché quelli che parlano di cinema poi si scannano e lui è al di sopra di queste cose. E' sempre sopra, tutti sotto a guardare lui.

Il Pasqualino
In genere è un tipo silenzioso, innocuo, passa inosservato. Si scatena solo a Pasqua e ti frantuma le balle parlandoti dei poveri agnellini. Si avvantaggia già una settimana prima mettendo in bacheca di tutto, dall'immagine della bestiolina allattata dalla mamma pecorella, sino a vere e proprie immagini splatter di agnelli immersi in laghi di sangue. Ti fa passare l'appetito e una persona come me, che l'agnello non lo mangia mai, si ritrova sempre tra gli amici il romano buongustaio che da qualche parte scrive 'boooono l'abbacchio' e la tua amicizia con Pasqualino finisce qua. 

Il/la Blogger
Il Blogger maschio non si limita a condividere il link del suo nuovo post una volta, lo condivide ripetutamente a intervalli regolari. I più ordinati te lo piazzano in bacheca, puntuali e ineccepibili, alcuni te lo mandano via email, con sopra scritto, secco,  "leggi", manca solo "..o ti faccio la pelle".

La Blogger femmina, invece, è più delicata. Condivide una volta sola, se leggi, bene, altrimenti sticazzi, si crea la pagina. E ti invita a mettere il like, insieme alla nonna, zia, cugini, figli, amici dei figli e 34 fake che s'è creata per far raggiungere alla sua pagina i 103 like.

Il mare, la stella e tu
Categoria particolare, perché sono amici di facebook che vanno al mare, ma ci vanno con romanticismo. Loro non fanno le code in autostrada con i bambini che urlano nei sedili posteriori; loro non si stravaccano sul bagnasciuga sfranti dopo aver ingurgitato due etti di pasta alle vongole e aglio, loro non si buttano sul divano dopo una giornataccia di mare sporco e ressa sotto agli ombrelloni. No, per loro solo conchigliette rosa, piedi candidi, parei svolazzanti, profumo di gelsomino, fricassea di tonno al lime e olio di cocco. La sera il tramonto e la stella.

Il cinico a oltranza
Il cinismo andava di moda nel 2010, dopo tre anni di status cinici si sono rotti tutti i coglioni di scriverli e di leggerli e le persone stanno tornando ad essere normali, per fortuna. Tranne loro, i cinici ad oltranza.
Quindi: se muore qualcuno, vai di cinismo; se qualcosa piace, vai di distruzione; se è maggio e sbocciano le rose, vai con favole sui liquami dei morti, and so on.

martedì 4 giugno 2013

Barefoot (un'idea di Marocco)








Scrivere in aereo è, come dice una mia carissima amica, roba da culi duri. Cosa siano i culi in metafora, non so, né per quale motivo siano ritenuti duri.
Inizio a scrivere con l'intento di fare un resoconto di questi tre giorni passati in Marocco, poi come spesso mi succede, mi distacco dai miei stessi intenti e divago chiedendomi: ma perché scrivo? La riposta non c'è, temo.
Bisogno di fare il punto, di mettere in chiaro la situazione per poi ripartire. Ci sta. Sarà per questo che ho aperto e richiuso 4 blog nel giro di pochi anni. Li chiudo quando mi accorgo che li visitano in troppi. Il pudore su internet non dovrebbe esistere, potrei tenere un diario cartaceo, ma poi finirei per scarabocchiarlo con le faccine sceme.
Qualcun altro molto più pratico, dice che scrivere è come il sesso, si scrive per stare bene e per sentirsi dire, dopo,'sei stato bravo/a'. Narcisismo applicato. Assolutamente no, protesto! Dopo non voglio detto niente del genere, e poi mentre scrivo io soffro, spesso mi viene da piangere. Quindi masochismo. Ci sta pure questo.
Tre giorni in Marocco non fanno una settimana, come direbbe Corie a Paul nella commedia di Neil Simon Barefoot in the park, mettendo in discussione un matrimonio appena cominciato. Io e il Marocco ci siamo appena sposati e già ci separiamo. Perché in tre giorni abbiamo fatto tanto, ma non ci siamo convinti a rimanere insieme per sempre, o per un'idea di 'sempre', l'idea dell'uomo comune. Quindi un'idea fallace.
Cosa vuol dire 'per sempre'? Cos'è questo sempre di cui tutti parlano?
Sabato sera mi era sembrato di aver trovato uno dei miei sempre, a dire il vero. Quando osservando un sessantenne in una fumeria d'oppio, mi ero detta 'non sarò mai capace di capire, sarò per sempre incapace'. Incapace di entrare nei meccanismi mentali di un uomo che trasporta sacchi di spezie tutto il giorno e che la sera, dopo aver salutato i nipoti, i figli, le mogli, si sdraia su di un sudicio divanetto e si stordisce. Forse perché non esiste più niente, blu intenso del mare, canto straziante degli uccelli, capace di stordirlo. La bellezza della terra, del cielo e degli abissi non gli bastano più. Forse non gli sono mai bastatati. O forse li ha sempre dati per scontati.
Magari non ha sessant'anni, ne ha trenta: si invecchia presto a fare le scale (sempre da Barefoot in the park).
Le scale non le vuole fare più nessuno, prendiamo tutti l'ascensore. Poi, dopo una giornata di ascensori e scale mobili, ci chiudiamo in una palestra e diventiamo maialini d'india che corrono sulla ruota. Per buttare giù i chili guadagnati pensando. Per spendere i soldi, guadagnati pensando. Soldi virtuali, numeri sul conto home banking spesi con carte di credito.
Un Paese, il Marocco, che non pullula di gente laureata. Esistono ancora la manovalanza, il sudore, il lavoro che ti impolvera le banconote stropicciate in tasca, che ti fa cantare, che ti lascia lo spazio per pregare in un angolo di Terra, sapendo che sarai ascoltato, da Dio, dal vento, da qualsiasi entità tu non riesca a vedere, ma nella quale credi perché ti hanno insegnato a farlo.
Un lavoro dal quale rientri la sera, lentamente, al tramonto, cercando e trovando le mani di una donna che ti prepara la cena, che ti accarezza il sudore, che ti porge un telo appena asciugato dalla brezza marina o dal chergui, il vento caldo del Marocco.
Bambini che lavorano troppo presto la mattina; uomini che ti guardano, ti sorridono, sperano che tu acconsenta a portarli via per una notte, in un'oasi, per poi rilasciarli in mezzo al deserto delle loro consuetudini, del loro Dio, del loro mare. Uomini bambini.
In tutto questo il turismo chiassoso dei volgari europei si inserisce come una macchia scura, stonata, nell'armonia celeste di un quadro impressionista. Li riconosci, sono sempre loro, i superstiti della crisi, i nuovi sciattoni medioevali convinti di visitare un Paese affascinante, ma inferiore. Intuisci dai loro nasi all'aria, la mancanza totale di rispetto e di comprensione. Non capiscono, osservano ma non colgono. Sono vestiti in modo inappropriato, con scarpe da trekking costose, magliettine griffate, borse chiassose, zaffate di profumo, cappellini ridicoli da festival della birra. Le donne in chador stinto che passano loro vicino, li guardano e farfugliano cose all'orecchio ridacchiando, mentre loro con le reflex da "annoiati che si sono dati alla fotografia" tentano di fotografarle, puntando obiettivi spaventosi, fallocentrici. Perché la foto della donna in chador fa tanto National Geographic, poi la posteranno sul gruppo degli appassionati di fotografia di Facebook e faranno una bellissima figura con gli amici, comprese le mogli. Non possono avere le donne degli altri, e allora la sfoggiano con i pixel, con la supponenza della proprietà. L'ho fotografata, adesso è mia.
Entrare in punta di piedi, chiedendo permesso, togliendosi le scarpe, magari, e levandosi il cappello.
Inchinarsi di fronte alla vita di chi suda, di fronte a donne che portano tre figli per volta in braccio, con i sandali rotti di tre anni fa, la polvere del lavoro ancora addosso. Donne troppo prese dall'esistenza per potersi permettere il calcolo della calorie di una fetta di torta. Mi sento inadeguata, si sentono così anche le mie compagne di viaggio, le mie amiche che si sono emozionate in un negozio di specchi.
Hanno visto l'immagine riflessa di un'Europa che non è altro che un grande contenitore del niente. Ci sono troppi vuoti da riempire, e troppa umiltà di riconquistare. Europa piena di persone con la verità in tasca, con ogni risposta per ogni domanda.

Mio marito non mi capisce, ma lo amo.
Mio Marocco non mi capisce, ma lo amo.


Divorzieremo e sarà doloroso, oppure ci capiremo, ci ameremo e vivremo felici come il 15 per cento delle coppie.
Bisogna stare A piedi nudi nel parco.
Sempre.