mercoledì 15 maggio 2019

Rompere il ghiaccio



Immagine: Allegoria della pittura - Jan Vermeer


Ed eccomi qui, di nuovo, a scrivere su questo diario virtuale. Ho cambiato pelle dopo tutti questi mesi di svolte, di lunghe soste, di scontri, di incontri e di perdite importanti.
Mi trovo, attualmente, al centro del mio mondo, Parigi, città piena di ferite ancora aperte, ma comunque sorridente e sempre disinibita sotto un mezzo sole ed un'aria inconsuetamente gelida per essere maggio. I turisti si stringono nelle felpe mostrando la pelle delle gambe avvizzita dal gelo, e quei poveri piedi lividi, lasciati scoperti dalle speranze che porta la bella stagione. Volano tra un museo ed un altro; sostano con i nasi all'insù davanti alla devastazione della cattedrale; chiedono dove mangiare il migliore plat du jour, insomma, accompagnano come sempre le giornate della metropoli più martoriata di questi ultimi anni.
Le ragioni che mi hanno tenuta lontana per svariati mesi da questo piccolo e intimo spazio sul web, rimangono personali, ma al tempo stesso accomunano me a molte altre persone che hanno vissuto periodi di mutamenti repentini e che quindi non hanno quasi mai avuto tempo di fermarsi a pensare articolando pensieri che possano avere quel minimo di lucidità che permetta loro di essere letti e compresi. Quindi, in nome della riacquisita lucidità grafomane, ho deciso di buttare giù un paio di pensierini, per rompere il ghiaccio.

La sala in cui in questi giorni sto lavorando insieme ad altri colleghi provenienti da diversi luoghi sparsi in tutto il mondo, si trova nella sede dell'UNESCO ed ha la forma del mondo; è circolare. Richiama un po' il concetto della "camera a sussurro", cioè qualsiasi cosa viene detta, anche a bassa voce, tutti riescono a sentirla. E va bene, è giusto, stai lavorando ad un progetto insieme ad altri colleghi, e tutti dobbiamo tenere conto delle idee degli altri. Peccato che, l'inconveniente si possa presentare, se una persona fosse abituata a pensare a voce alta. Tipo, ti scappa la pipì, e dici 'mi scappa la pipì', subito dopo, dal momento che ti scappa, pensi che devi andare a farla, quindi dici 'vado a fare la pipì'. La persona che pensa a voce alta è piuttosto lontana dal tavolo di lavoro, e se ci trovassimo in un locale tradizionale, quindi di forma rettangolare, supponiamo, magari il pensiero espresso a voce 'mi scappa la pipì, ora vado a farla' nessuno lo riuscirebbe a sentire. Ma dal momento che ci troviamo nella camera a sussurro o nella camera "in cui è meglio tacere", ogni parola viene captata e dovresti smettere sia di dire insensatezze che di pensare pericolosamente a voce alta. Ne è venuto fuori un interessante confronto, con momenti di vero divertimento. La persona che abitualmente è avvezza ai soliloqui, ha promesso che farà di tutto, nei prossimi giorni, per evitare che ciò avvenga. Ma ci siamo dichiarati tutti contrari, dal momento che l'esercizio di dire tutto ciò che passa per la testa, potrebbe essere interessante da un punto di vista formativo!

Durante una della chiacchierate con il mio compagno di vita, è saltata fuori, in seguito a disquisizioni sul film "A qualcuno piace caldo", la figura di Tony Curtis. Ripercorrendo la cinematografia dell'attore, il mio fidanzato ha detto quella che a me è parsa una castroneria, cioè che Tony era nel cast di Spartacus. Ho cominciato a scuotere la testa sconsolata, pensando che è prerogativa di pochi essere cinefili attenti come me, ed ho pure fatto notare al pover'uomo che avevo accanto, quanto fosse squinternata l'idea che Kubrick avesse preso Tony Curtis per il suo film, insistendo sulle mie ragioni. Abbiamo interpellato, come soluzione finale, Sir Google, che ha confermato quanto la mia cinefilia faccia ormai acqua da tutte le parti, dato che Tony Curtis ha effettivamente preso parte al film Spartacus, nel ruolo di "Antonino" che non ricordavo affatto. Ho cominciato ad arrampicarmi sugli specchi con vergognose giustificazioni da impiegato statale assenteista, tipo che durante le scene in cui appariva Curtis io ero andata a bere un caffè o che era comunque passato troppo tempo dalla visione del capolavoro kubrickiano e che quindi non potevo ricordarne tutti i particolari. Abbiamo colto l'occasione per ripercorrere la biografia di Tony Curtis, che entrambi non conoscevamo. Nessuno di noi due nutre un interesse morboso verso questo attore, ma eravamo imbottigliati in una coda infinita all'uscita della Svizzera e a parte scaccolarsi come i nostri vicini automobilisti, o litigare, non c'era molto altro da fare. Il bel Curtis, occhioni azzurri, ha avuto sei mogli e sei figli, quasi sette perché secondo uno dei suoi libri di memorie, riuscì a mettere incinta anche Marylin Monroe (che poi perse il bambino). Insomma, occhioni azzurri è un mini-inseminator, dato che il maxi è J.S Bach che di mogli ne ha avute solo due, ma può vantare la bellezza di venti figli. Le conclusioni circa la vita di un uomo che è riuscito a sposarsi sei volte, sono abbastanza interessanti. Secondo il mio compagno il tutto è dettato dalla noia, dal potere, dal senso di invincibilità, ecc Secondo me, invece, che sono un'inguaribile romantica, aveva semplicemente tanti soldi da buttare. Si è aperta una discussione circa i disturbi della personalità, la paura della solitudine, l'incapacità di accettare la vecchiaia. Poi siamo passati alle biografie dei serial killer, così, tanto per analizzare meglio la psicologia di chi si sposa sei volte.